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La Sicilia di Tornatore, «ilVeronese.it», 22 dicembre 2007

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data inserimento/data pubblicazione: 22 dicembre 2007

 

Ci sono molti modi di pensare alla Sicilia, diverse immagini scorrono nella mente quando si pronuncia il nome dell'isola simbolo del Mare Nostrum. Alcune istantanee, però, affiorano più facilmente di altre nell'immaginario collettivo: un pastore a dorso d'asino, bambini per la strada con i calzoni corti e le bretelle, vecchi signori che passeggiano stancamente con le braccia dietro la schiena, la coppola, i gilet, i pantaloni di fustagno…

Questi sono gli uomini, ma non si possono scordare i paesaggi, quelli distanti dalla vippissima Taormina, le vallate dure dell'interno, tra Nicosia ed Aidone, le chiese, le feste in piazza.

Tutto ciò è presente nel nuovo libro fotografico di Giuseppe Tornatore, La mia Sicilia, appena pubblicato da Arsenale Editore, società veronese del gruppo editoriale-tipografico Ebs (costo 60 euro, a giorni in libreria). Un volume, curato da Pino Agostini, che, benché venuto alla luce nella pianura padana, ha in sé tutti i colori della Sicilia, in particolare della parte interna dell'isola, quella che non finisce in televisione per il turismo o la pesca d'altura.

Centonovantadue gli scatti che il regista di Bagheria ha voluto pubblicare in questo volume, che gode di una qualità di stampa davvero affascinante, che fa rivivere in pieno l'atmosfera che Tornatore ha voluto catturare sin dal 1966; sì, perché proprio a quell'anno risalgono le prime istantanee del regista, nonostante al tempo avesse solo dieci anni. Il paese natale, Bagheria, appunto, la fa da protagonista lungo il percorso suggerito dal libro. Ma non è solo: Erice, Nicosia, Aidone, Partinico, Vuccirìa…; insomma, è la Sicilia centro-orientale che ha catturato l'occhio di Tornatore, facendosi poi catturare dalla sua macchina fotografica, che ha coinvolto la sensibilità del regista di Nuovo Cinema Paradiso prima della macchina da presa.

I paesaggi, poi, incrociano i fatti, gli uomini, le arti, i mestieri. Il volto di ciascuno che mi passa vicino è un mistero! (W. Wordsworth), ricorda l'editore nella prefazione. Non mancano tonni e tonnare, anziani in attesa della pensione, ma anche il poeta futurista Giacomo Giardina mentre conversa con un amico a Godrano, suo paese d'origine, nel 1983. Piazze, vicoli e chiese sono lo sfondo preferito, ma gli uomini tornano prepotentemente. Bellissimo uno scatto del 1972, che immortala Ignazio Buttita durante un recital di sue poesie a Portella della Ginestra. Un capitolo particolare, poi, è dedicato a Renato Guttuso, pittore molto caro al regista.

Altre due cose non potevano mancare. Anzitutto, la politica, con particolare attenzione alle manifestazioni dei vaccari per ottenere le stalle sociali (1974). E, infine, il regista stesso, autoscatti dell'intervallo 1966-1980 cui è dedicato l'ultimo capitolo, Del mio odore di uomo (titolo ripreso da una poesia di Salvatore Quasimodo).

Come molte cose che provengono dall'Isola, questo grande affresco della tradizione mediterranea si presta a essere accolto e capito soprattutto dai siciliani e nei dintorni, come le opere di Franco Battiato, come il mare di Braudel, come l'ispirazione di Albert Camus. L'editore fa così un omaggio al grande cuore pulsante della Sicilia, restituendole profonde immagini di sé, come il mare, forse, fece con Ettore Majorana…

Il volto di ciascuno che mi passa vicino è un mistero!

 




  didascalia immagine

La copertina del libro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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